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Uber offre al Ceo di Expedia il volante dell’azienda

Dara Khosrowshahi, ad di Expedia

Da Expedia a Uber. A Dara Khosrowshahi, amministratore delegato del sito web di viaggi, è stato offerto il timone della società statunitense che connette passeggeri e autisti. Il manager occuperà la poltrona su cui sedeva fino a pochi mesi fa il cofondatore e Ad di Uber, Travis Kalanick. A giugno Kalanick ha dovuto rassegnare le dimissioni, dopo mesi di pressioni da parte dei suoi azionisti, a causa degli scandali che hanno travolto la compagnia. Accuse di molestie sessuali e di truffa hanno convinto i soci di Uber a mettere Kalanick alla porta il 21 giugno scorso. Da allora è partita la caccia a un successore, che si è conclusa dopo un’estate rovente per i conti tutt’altro che floridi di Uber.

Travis Kalanick, ad di Uber (Getty Images)

Khosrowshahi ha avuto la meglio sugli altri due supermanager statunitensi in lizza per risollevare le sorti della app di trasporto: Jeffrey Immelt e Margaret Whitman. Il primo è stato per 16 anni alla guida di General Eletric. Il decano del colosso a stelle e strisce ha detto addio al ruolo di ad proprio negli stessi giorni in cui Kalanick salutava Uber.

Nonostante abbia migliorato i conti di Ge, tagliando i rami secchi del business finanziario, Immelt non è stato premiato dalla Borsa. E man mano ha perso l’appoggio degli azionisti. Non ne ha trovato a sufficienza nemmeno tra i soci di Uber, tanto da tirarsi fuori dalla corsa all’ultimo.

Al contrario, Meg Whitman, presidente di Hewlett Packard Enterprise, non sarebbe riuscita a chiudere un accordo sulle condizioni contrattuali. La manager era la carta di vincente di Benchmark, un fondo di investimento che ha finanziato con 12 milioni di euro la startup di Uber. Alla fine Khosrowshahi l’ha spuntata. Secondo il sito Recode, l’assemblea degli azionisti ha già votato la sua nomina e nelle prossime ore si aprirà la trattativa per il contratto.

Il manager ha diretto dal 2005 Expedia. Il gruppo di Washington è uno degli attori principali nel settore delle prenotazioni online. Possiede, tra gli altri, i portali di Trivago, Home Away, Hotels.com, Hotwire e Carrentals.com. Nel secondo trimestre dell’anno Expedia ha aumentato il volume degli incassi del 18% rispetto allo stesso periodo del 2016, arrivando a 2,6 miliardi di dollari. Khosrowshahi, classe 1969, è nato a Teheran, in Iran, e ha studiato alla Brown University. È un forte oppositore del presidente americano, Donald Trump. L’anno scorso Business Insider lo ha inserito tra gli Ad dell’high tech più pagati al mondo, in compagnia di Reed Hastings di Netflix, Marissa Mayer di Yahoo e la stessa Whitman. Khosrowshahi, però, con uno stipendio annuale di 94,6 milioni di dollari, li batte tutti. I soci di Uber dovranno convincere il manager a cambiare casacca.

La società di trasporto si trova da mesi nell’occhio del ciclone. A febbraio una dipendente ha denunciato molestie sessuali sul posto di lavoro, dominato dagli uomini. Una conducente ha dichiarato che Uber non l’ha aiutata, dopo che è stata aggredita da due passeggeri. Le strategie per evadere le tasse sono state smascherate, così come i sistemi messi in atto per guadagnare il più possibile dagli autisti. Ad aprile la compagnia ha patteggiato una transazione da 100 milioni di dollari pur di veder riconosciuto lo status di lavoratori autonomi dei conducenti.

La popolarità del gruppo è ai minimi storici e questo si riflette sui conti. L’anno scorso l’azienda ha chiuso con ricavi netti per 6,5 miliardi di dollari e perdite per 2,8 miliardi. Il secondo trimestre di quest’anno si è chiuso con un rosso di 645 milioni di dollari, anche se le prenotazioni sono in crescita. Il 20 maggio ha raggiunto il traguardo dei 5 miliardi di corse.

Il prossimo Ceo dovrà rimettere ordine nei conti e nella compagnia. Inoltre, dovrà affrontare il problema della crescente concorrenza all’estero. Sebbene Uber scommetta sulla guida autonoma per ridurre i costi e massimizzare i guadagni, l’idea alla base del suo business è semplice da copiare. E in tanti lo hanno fatto, specie in Oriente. In Indonesia il sito di ecommerce cinese Jd.com ha investito 1,2 miliardi di dollari in Go-Jek, mentre Grab ha approvato un budget di spesa per assicurarsi la piazza promettente del Myanmar.

Uber ha dovuto lasciare la Cina, dove non riusciva a sfondare, vendendo la sua filiale a Didi Chuxing. La società cinese ha raccolto ad aprile 5,5 miliardi di dollari, secondo il Wall Street Journal, tanto a incrementare la sua valutazione a 50 miliardi. E nel frattempo ha aperto un laboratorio sulle auto a guida autonoma. In California, a casa di Uber.


Fonte: WIRED.it

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