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Las Vegas, l’ennesima strage di massa per le armi troppo facili

Las Vegas, l’ennesima strage di massa per le armi troppo facili

Difficile capire le cause dell’ennesima strage – non si può che chiamarla così – sul territorio statunitense. Stavolta a Las Vegas, patria del divertimento smodato sempre accesa 365 giorni l’anno. Almeno 50 persone sarebbero morte e 200 sarebbero quelle ferite nel corso del Route 91 Harvest Festival, rassegna di musica country – una delle decine di eventi che si tengono ogni giorno nella metropoli del Nevada, stava suonando Jason Aldean – a causa di una serie di raffiche esplose dalle finestre del 32esimo piano del celebre Madalay Bay Hotel, uno dei più noti alberghi di Vegas nonché uno dei più vicini all’aeroporto McCarran, nella parte Sud della Strip. I video sono impressionanti, testimoniano un vero massacro con almeno tre lunghe raffiche.

Il bilancio, già catastrofico, potrebbe aggravarsi, dicono dall’University Medical Center, perché molti di quei feriti sono in gravi condizioni. Dopo aver ammazzato una guardia giurata un uomo, il 64enne Stephen Paddock di Mesquite, Nevada, avrebbe agito da solo, anche se ci sono fonti che non escludono la presenza di complici, e si sarebbe suicidato prima dell’arrivo della Polizia.

Bisognerà ricostruire con accuratezza i dettagli dell’operazione. D’altronde l’attacco è recentissimo: 7.30 ora italiana, quando erano le 22.30 a Las Vegas. Anche l’Instagram star Dan Bilzerian era fra nel backstage e ha pubblicato una serie di Storie in cui fugge e racconta ciò che ha visto mentre con i colpi in sottofondo.

La dinamica, tuttavia, non è ancora chiara. Anche gli spari dal 32esimo piano vanno confermati. A quanto sembra si tratterebbe dell’ennesimo eccidio reso possibile negli Stati Uniti dall’indiscriminata diffusione delle armi da fuoco. Elemento che, quand’anche si fosse trattato di un’azione terroristica, non lenirebbe certo la gravità di un quadro che non accenna a cambiare di una virgola. Anzi, di una vittima.

D’altronde procurarsi con facilità armi è un problema sotto ogni punto di vista. Uno studio dello scorso anno firmato dall’università di Harvard e dalla Northeastern sosteneva per esempio che il 3% degli adulti possiede la metà di tutte le armi in circolazione. Le stime parlano di 265 milioni di pezzi in mano a privati, in media più di un’arma a testa se si contano solo gli americani adulti e senza tenere presenti le forze dell’ordine e l’esercito. Mentre i possessori reali sono 55 milioni. Un Paese armato fino a denti.

Mentre il dibattito, come sempre accesissimo, fra le organizzazioni che si battono per una più stringente regolamentazione come la Everytown for Gun Safety e la potente National Rifle Association prosegue senza dare grandi frutti e ruotando spesso intorno a questioni di assoluto principio legate al secondo emendamento alla Costituzione statunitense, i numeri (e la cronaca) non sembrano lasciare scampo: i “mass murder” continuano a lasciare sul campo gente innocente falciata dalla follia, dalla violenza, dal terrorismo o dal crimine e che troppo facilmente si procura i propri strumenti di morte. Nel 2015 le stragi furono 330, i morti 367 e i feriti 1.318. L’anno prima 280 eventi con 272 morti e 1.120 feriti. Nel complesso però, al di fuori di questi avvenimenti di massa di cui la strage di Vegas promette di essere la peggiore della storia americana, le armi leggere costano circa 30mila vite l’anno, negli Stati Uniti. Uno stillicidio quotidiano.

La più sanguinosa guerra che gli Usa combattano – a prescindere dalle ragioni che muovono questi gesti – si dipana sul proprio territorio, nelle proprie case (aumenta anche il numero dei bambini uccisi per incidente con armi da fuoco, 326 fra gennaio 2014 e giugno 2016), nelle scuole, nei luoghi pubblici, negli eventi di richiamo come il concerto di Las Vegas interrotto dalla morte.


Fonte: WIRED.it

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