Loading...

I Tokio Hotel in Italia: “Torniamo nel nostro Paese preferito”

I Tokio Hotel in Italia: “Torniamo nel nostro Paese preferito”

«Come ci sentiamo? Vecchi», ti spiazza Bill Kaulitz dei Tokio Hotel. È un ventottenne da nemmeno due mesi, ma alle spalle ha già dieci anni di carriera. Era il 2007 quando la band tedesca irrompeva in radio con «Monsoon» e Bill faceva notizia per il suo look androgino: capelli sparati verso il soffitto, occhi anneriti dal trucco, lucidalabbra. «Per me la moda è un’estensione di se stessi e del proprio stile di vita. Io parlo di me attraverso i capi che scelgo. Non seguo mai le tendenze». 

E poi racconta di lasciarsi ispirare nello stile dai film e da illustrissimi colleghi come Prince, David Bowie, Steven Tyler e Freddie Mercury. Il 12 novembre vedremo che cosa ha scelto per il pubblico italiano al Teatro Concordia di Venaria, dove i Tokio porteranno in concerto i brani più famosi del loro repertorio e le canzoni dell’ultimo album, «Dream Machine». «Siamo molto diversi da un tempo. La vita ti cambia, l’amore ti cambia e questo non può che riflettersi nel modo di fare musica. Oggi siamo una band che fa elettronica e che ama tantissimo gli anni Ottanta».  

Il brano simbolo del disco è il singolo uscito il 20 ottobre. Il terzo. Si intitola «Boy don’t cry» e nasce in un pomeriggio a Berlino di due anni fa.  

«Lo abbiamo scritto io e mio fratello gemello Tom. Di solito lavoriamo sempre da soli o, al massimo, con qualche amico». La band, di cui fanno parte anche Georg Listing e Gustav Schäfer, sta insieme da 17 anni. Bill ha scritto “Monsoon” a 13. «Eravamo un branco di quattro ragazzini cresciuti in una orribile cittadina nella Germania dell’Est con la testa tra le nuvole e un grande sogno. Se penso a tutto quello che abbiamo vissuto ancora non ci credo. Credo di aver realizzato tutto quello che volevo nella mia vita. A volte mi sembra grandioso, a volte spaventoso. Dipende tutto dal mio umore. Non ci penso troppo. Non guardo mai al passato ma al futuro».  

In quello più immediato c’è l’Italia, che Bill definisce il suo «Paese preferito». Non è un’affermazione per piaggeria. Lo crede e davvero e si percepisce. «È così, lo giuro. Ormai lo sanno tutti i nostri fan. In più, con questo tour suoneremo in quattro città in cui non siamo mai stati fino a ora». Oltre a Venaria, tra le tappe figurano Bologna, Napoli e Padova. 

Nell’avvenire più lontano c’è, invece, quello che in effetti appare un approdo naturale per Bill: la moda. «Lancerò un mio brand di abiti e un profumo. Sono due progetti a cui lavoro già da un po’. Intanto, in tour si potrà acquistare il nostro merchandising firmato ’’TokioHotel Magdeburg-Los Angeles’’. E poi io e mio fratello stiamo lavorando al libro, che uscirà in primavera». Ma, intanto, la loro storia è arrivata anche sugli schermi. La racconta un documentario, appena presentato. Si intitola «Inter die Welt».  


 LIVE CHAT