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Se l’hotel sputtana la influencer scroccona

Elle Darby è una ragazza inglese di 22 anni che ha deciso di fare l’influencer. Si occupa di trucchi, vestiti, chirurgia, viaggi e parla della sua vita. Insomma è uno dei tanti cartelloni pubblicitari ambulanti presenti sui social network, uno dei molti giovani che oggi hanno scelto di fare soldi in un modo che prima non esisteva.
Il suo seguito è di circa 87.000 iscritti al canale YouTube e 76.000 follower su Instagram, non sono onestamente numeri stellari se vuoi campare di like, soprattutto nei settori presidiati da Elle, ma se hai un seguito compatto, se non ti sei comprato i like e se la tua nicchia è salda potresti anche farcela. Elle a quanto pare in qualche modo ce la fa, o almeno questo è ciò che vuole mostrare.

Un bel giorno decide di contattare il Charleville Lodge Hotel di Dublino per una doppia matrimoniale nel periodo di San Valentino, cercando di barattare un pernottamento di 5 giorni con una copertura social, spiegando che la cosa era piaciuta molto all’hotel Universal Orlando in Florida.


A rispondere dall’altra parte c’è Paul Stenson, gestore dell’hotel, che decide di farlo dalla pagina del White Moose Cafè, e che non apprezza molto la professione di Elle e decide di risponderle mettendo la sua lettera su internet col nome nascosto per un po’ di sana lapidazione social. La sua risposta è in certi momenti ottusa “chi pagherà le persone che ti prepareranno la colazione?” chiede Paul, lo stesso Paul che probabilmente non farebbe una simile domanda a a Facebook quando va a comprare pubblicità per la sua pagina.

Purtroppo in qualche modo la gente riesce comunque a scoprire chi è la famigerata influencer scroccona e inizia a tempestare Elle di prese in giro e reprimende. A quel punto arriva l’ovvia risposta della ragazza attraverso un video in cui si dichiara offesa, imbarazzata e ovviamente ci scappa anche la lacrima, perché lei è solo una ragazza di 22 anni che cerca di farsi largo nel mondo lavorando al suo sogno personale.
L’ultimo capitolo di questa vicenda è ovviamente lo scontro di tifoserie, con sostenitori delle due parti l’un contro l’altro armati e pronti a scambiarsi raffiche di post indignati, recensioni negative e tweet al vetriolo. In tutto questo Paul Stenson ha deciso di cavalcare lo tsunami bandendo dall’hotel blogger e influencer e vantandosi di come l’aver fatto arrabbiare un sacco di gente gli stia generando molta più pubblicità di quella che avrebbe ottenuto con Elle.

Quello in atto non è solo l’ennesimo dramma social ma per certi versi una sorta di piccolo scontro generazionale e un ottimo esempio di quanto siano cambiati i nostri modi di reagire al dissenso e di come ci comportiamo quando qualcosa ci urta.
Elle ha 22 anni, Paul ne ha più di 30 e tra i due c’è l’abisso che ci può essere fra due persone separate da una decade, un abisso che la rete ha reso ancora più ampio. Paul senza dubbio ha dimestichezza coi social, ma è una persona il cui lavoro rientra nella definizione che avrebbero potuto dare anche i nostri nonni: gestisce un hotel, occupandosi anche dei rapporti col pubblico che nel 2018 prevedono anche i social media. Elle invece ha un “lavoro” che porta con sé tutte le virgolette del caso, nonostante sia ormai qualche anno che la parola influencer non fa più scalpore.

Per molti Paul lavora, Elle invece è solo una ragazzina troppo truccata e con le labbra rifatte che cerca di scroccare soggiorni, vestiti e trucchi vendendo qualcosa di difficilmente quantificabile: l’esposizione social dei benefit che derivano dal suo avere un seguito. Di fatto è un banner parlante.
Per certi versi era inevitabile che questi due mondi si scontrassero, non potrebbero essere più distanti e per certi versi sono sicuro che in molti hanno provato un certo gusto nel vedere una ragazzetta che cerca di fare la vip prendere una porta in faccia, mentre dall’altra parte saranno tanti quelli che si auspicano la chiusura per un hotel che non ha capito come funzionano i meccanismi oggi e che effettivamente una buona campagna social può portare dei benefici. Che poi a ben vedere, Paul sembra più un furbone che sfrutta i meccanismi di indignazione della rete per ottenere visibilità che uno sprovveduto brontolone, quindi forse fa l’influencer schifando gli influencer.

La ragione, se vogliamo, sta dalla parte dell’educazione: Elle aveva tutto il diritto di chiedere, Paul aveva tutto il diritto di dire di no, però ha scelto di farlo nel modo più colorito possibile, portando la cosa sui social. Vero che ha cercato di nascondere il nome, ma evidentemente non dev’essere stato poi così difficile risalire al mittente, bastava incrociare qualche dato.
A quel punto Elle avrebbe potuto banalmente glissare, onde evitare ulteriori drammi e invece no, c’è bisogno della video risposta, del vittimismo senza senso del ridicolo, del piantino finto e montato ad arte, della chiamata alle armi, del protocollo di difesa standard per ogni influencer: “se mi attacchi verrai riempito di voti negativi e trascinato nel fango in cui mi hai gettato e si gioca nel mio territorio”.

Dunque, l’unico punto di contatto tra due generazioni che vivono i social e il mondo del lavoro in maniera differente è la voglia di lavare i panni in piazza. Quel bisogno di “blastare la gente”, di giocare a fare i Signor Distruggere, di ridicolizzare i comportamenti e riderne insieme agli altri, cercando sempre di fare gruppo, di puntare il dito.  E nel caso qualcuno venga a chiederne conto ecco che iniziamo a fare la vittima o quello che pensa sempre di essere nel giusto, ogni discussione deve inevitabilmente degenerare in due schieramenti che vengono sobillati dal rispettivo leader e chiamati a difenderne l’onore.

Un gigantesco, grottesco e a tratti divertente spreco di tempo.
Tuttavia permettetemi un ultimo appunto: va bene stigmatizzare gli influencer, ma allora forse sarebbe il caso di non comportarsi come uno di loro quando voli in prima classe.


Fonte: WIRED.it

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