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La casa albergo farà concorrenza ad Airbnb: arriva il condhotel

Arriva in Italia il condhotel

Hotel e case in affitto per le vacanze sotto lo stesso tetto. Arriva in Italia il condhotel. La parola sintetizza la doppia natura di queste strutture per turisti. Il condhotel, come nella legge che li istituisce, o condo hotel, come si usa negli Stati Uniti, dove il fenomeno è iniziato, unisce casa e albergo. Di fatto, gli hotel potranno riservare parte del proprio edificio ad abitazioni da vendere ai privati e affittare per le vacanze per conto dei proprietari. O potranno aggregare alla propria struttura case nei dintorni. Con questa mossa gli albergatori puntano a fare concorrenza ad Airbnb e agli altri operatori dell’ospitalità extra-hotel direttamente sul loro campo, quello delle case in affitto.

D’altronde, gli ultimi dati Istat (relativi al 2016) indicano nel 2016 in Italia gli hotel hanno accolto 90,3 milioni di arrivi, con un soggiorno medio di 2,97 notti, mentre nella rete dell’extra-alberghiero si sono registrati 26,7 milioni di arrivi con una media di 5,07 notti. Però mentre nei primi le presenze sono aumentate dell’1,8%, in case vacanze e affini i turisti sono cresciuti del 4,2%.

E a questo si aggiunge la politica in attacco delle grandi piattaforme dell’home sharing, che ha messo sul chi va là gli hotel. Di recente Airbnb ha lanciato un pacchetto di nuovi servizi per arrivare in dieci anni al miliardo di clienti. I condhotel sono la controffensiva del mondo degli albergatori.

I condhotel dovranno rispettare alcune regole per poter essere considerati tali.

Gli alberghi devono avere almeno sette camere, al netto di quelle delle abitazioni, e una qualifica di tre stelle per procedere alla trasformazione. L’estensione degli appartamenti potrà essere al massimo il 40% di quella delle camere. E ciascuna abitazione dovrà avere una cucina. Le case possono trovarsi sia nello stesso edificio del condhotel, sia nei dintorni, entro un raggio di 200 metri. La casa albergo ha una portineria unica, per ospiti e inquilini, e una gestione sola di camere e appartamenti, con un contratto minimo di dieci anni. “Chi ha comprato l’appartamento lo può restituire al gestore per l’affitto, senza farlo direttamente, magari riservandosi un periodo d’uso”, spiega a Wired Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi (l’associazione nazionale degli albergatori).

L’idea circola dal 2014, ma il decreto che autorizza i condhotel è stato uno degli ultimi atti firmati dal governo uscente di Paolo Gentiloni. Promotore del disegno di legge, sin dai tempi del decreto Sblocca Italia, è Bernabò Bocca, già senatore di Forza Italia e al quinto mandato come presidente di Federalberghi. Bocca in particolare guarda all’aggregazione di appartamenti intorno al condhotel. Come spiega in una nota ufficiale, l’obiettivo è che questa formula “agevoli la bonifica del mercato delle locazioni brevi”. Per Bocca, “gli immobili potranno essere affidati ad imprese alberghiere che li gestiranno in modo professionale”. E Nucara precisa che “c’è già un imprenditore pronto a partire in Emilia Romagna”. L’idea sarebbe quella di recuperare le ex colonie.

Di fatto il condhotel all’italiana oscilla tra un residence e una multiproprietà. “La legge non coglie nel segno”, puntualizza a Wired Pietro Nigro, imprenditore che una decina di anni fa ha aperto un condo hotel sperimentale a Chianciano Terme, in provincia di Siena. “Allora ci siamo ispirati al modello statunitense”, aggiunge. E spiega: “Abbiamo adeguato la normativa italiana. Noi abbiamo venduto la proprietà di camere, non ci case, regolarmente registrata, e abbiamo posto dei vincoli, come il divieto al cambio di destinazione d’uso e a fissare la propria residenza nella stanza”.

Gli operatori dei circuiti alternativi agli hotel non sembrano temere l’effetto condhotel. “È la prova provata che il turismo sta cambiando e si va verso la ricettività extra-alberghiera, questo decreto riconosce quello che si fa già in Europa”, commenta a Wired Stefano Bettanin, presidente di Property managers Italia (associazione di operatori dell’accoglienza extra-alberghiera). Per l’imprenditore, “è cambiata la strategia degli albergatori. Se prima hanno combattuto in tutti i modi l’extra-alberghiero, questo decreto dimostra che si stanno adeguando al mercato”.

Dopo l’ok del governo, la partita passa alla regioni. Hanno un anno di tempo per inserire nei propri ordinamenti sul turismo il profilo del condhotel. Sono due i passaggi delicati. Il primo riguarda le stelle di un albergo: ne servono almeno tre per avviare un condhotel, ma la classificazione varia da regione a regione. “Il ministero dei beni culturali e del turismo ha annunciato una revisione”, spiega Nucara, ma sarà partita del futuro governo. Il secondo nodo riguarda i permessi urbanistici. Occorre un cambio di destinazione d’uso per le camere che diventano appartamenti del condhotel. “Chi ha interesse ad assecondare il processo, potrebbe liberalizzare i permessi. Altri storicamente sono meno favorevoli”, osserva Nucara. Qualche anno fa le province di Trento e Bolzano si sono messe di traverso per contestare gli effetti sui permessi urbanistici.


Fonte: WIRED.it

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